Nicolo’ Paoli
Materiali Nudi

Opening: Sabato 2  dicembre 2017 dalle 18.00
Periodo: 5 dicembre 2017 – 3 febbraio 2018
Sede: VisionQuesT 4rosso contemporary photography, piazza Invrea 4r, 16123 Genova
telefono: +39 010 2464203, +39 335  6195394
Orario: dal martedi al sabato 15.00 – 19.00 e su appuntamento
Per informazioni: info@visionquest.it
Sarà presente l’artista

Nicolò Paoli (1980, Mirandola, Modena, risiede e lavora a Genova), fotografo irrefrenabile del nudo femminile in bianco e nero, prevalentemente, artista tendente agli eccessi, a spezzare schemi comportamentali convenzionali, affronta una mostra come azione liberatoria del suo immaginario e, insieme, delle sue ossessioni.
Nella personale, significativamente intitolata Materiali Nudi, sono le forme di giovani donne che modellano il vuoto che le circonda. Sono corpi di luce e ombra che costruiscono uno spazio per danzarvi. Si coglie in questi scatti l’esperienza dell’artista anche sull’area del disegno, della pittura, della videoinstallazione. Certamente, le sue opere sono icone di una società occidentale contemporanea, basata sull’emancipazione della donna, su canoni estetici e fisici femminili appartenenti all’oggi. Niente specchi, tacchi a spillo, calze nere autoreggenti, set che riprendano, negli arredi e nei dettagli, profumate atmosfere da boudoir parigino o ritraggano erotiche raffinatezze alla Helmut Newton, oppure la donna come strumento sessuale, ma, come dice il titolo, Materiali Nudi. Nudità sempre esplicite e provocanti, ma colte in una dimensione atemporale, in ambienti impreparati, imperfetti, con chiazze d’acqua, cavi elettrici, pavimenti da ripulire, in cui ineliminabile è l’irruzione della realtà, del caso, dell’imprevisto.
Lo sguardo del fotografo su un’integrale nudità, anche quando, nella posa, la modella nasconde il volto, diventa uno scambio, una scelta espressiva tra due soggetti consapevoli, di cui la figura forte non è necessariamente quella maschile. In questi ritratti della donna, in equilibrio tra condizione apollinea e dionisiaca, se è il vuoto che ne modella le forme, è il caos che le genera, quali nietzschiane stelle danzanti.
Su un pube possono fiorire orchidee, rammentando, come in Mapplethorpe, che i fiori sono gli organi sessuali delle piante, e che sessualità e bellezza possono dialogare e scambiarsi potenzialità attrattive e comunicative. Sono forme scaturite da un flusso di memoria, dalla statuaria del tempo, da corpi che vivono la durata interminabile di uno scatto. Sono presenze di luci e ombre che entrano ed escono silenziosamente, seducentemente, dal cerchio dell’apparire e dello scomparire. Sono memoria di una pellicola che è tramontata come processo, entrando nella dimensione immediata del digitale, uscita dalle alchimie dello sviluppo e della stampa ai sali d’argento. Sono scatti di giovani corpi ora immobili ora danzanti, sono la cattura immediata di forme femminili senza volto, immerse in uno spazio improvvisato, sottratto ad un possibile set in cui collocarle, sono espressioni di uno sguardo che, cogliendo l’istante, rappresenta un ricordo, un percorso antico della memoria. Sono presenza e assenza al momento stesso, esaltazione e struggimento per la forma inafferrabile e inarrestabile della bellezza.
I lavori in mostra di Nicolò Paoli sono sculture di pieghe, superfici di contrasti: corpi di plasticità brancusiana, mooriana, arpiana, nei volumi sferici, nella dinamica lineare della curva, nel gioco del chiaroscuro, nell’intensità del rapporto luce-ombra. Percepibile nelle sue  opere è la tendenza all’astrazione, alla linearità dei contorni che racchiudono il volume, all’efficacia delle pose che esaltano il movimento. La pienezza di un corpo è contemplata, dall’osservatore esterno, nel divenire della forma. Nell’opera di questo artista, accanto alle immagini, anche i materiali di supporto rivestono un ruolo di primo piano, non solo a livello estetico-sensoriale, ma anche processuale. Su fondi metallici, la pelle della fotografia si trasforma nel tempo, diventa oggetto sensibile, lasciando affiorare ossidazioni, incrostazioni di resine, sgocciolature, spruzzi di colle e vernici.
Nell’hic et nunc, qui e ora di un suo scatto, come attraversate da scosse elettriche, le sue creature femminili sono pervase da un élan vital  di ascendenza bergsoniana.

Viana Conti, novembre 2017.