ABBAS KIAROSTAMI “THE WALL”

Biografia

Abbas Kiarostami è considerato uno dei maggiori cineasti contemporanei, un autore che ha cambiato il nostro modo di vedere il cinema. Tuttavia, il regista iraniano non è soltanto questo. Come le grandi figure degli artisti rinascimentali, è un artista “totale”capace di esprimersi attraverso mezzi e linguaggi diversi: il cinema naturalmente, ma anche la fotografia, i video, la poesia, il teatro.

 

Le fotografie che compongo “The Wall” suggeriscono diverse e inaspettate reazioni.

Una volta superato il fattore curiosità, si inizia a trovare altre letture, più risonanti; si comincia a condividere con Kiarostami l'apprezzamento vivace per le superfici e le consistenze che senza il suo suggerimento non avremmo visto. La possibile bellezza delle muffe, delle ossidazioni, umidità e crepe, delle ombre degli alberi – alberi che spesso sono fuori dalle inquadrature –, il gioco delicato e a tratti sfuggente di luci ed ombre e la luce accecante del mezzogiorno, ci conducono in un atmosfera di transitorietà vagamente sognante.

Le immagini di muri delle case in Iran sono pareti che Kiarostami sembra trattare come dipinti trovati. Fotografati da una distanza di pochi metri, dove la profondità di campo diventa praticamente inesistente, queste pareti sono celebrate per i loro difetti. I segni del mondo naturale, come il verde della muffa, il fango sugli alberi in fiore, la terra rossa bagnata da forti piogge, sono fotografati come tratti di pennello su una tela nuda. Kiarostami coglie frequentemente pareti messe in primo piano da alberi nudi e scarni, da recinzioni naturali o in procinto di essere consumate da rampicanti. La natura diventa sia decoratore sia conquistatore.

 

Queste superfici riarse, cotte dal sole, piene di crepe, evocano inoltre il passare del tempo. Gli effetti mutevoli della natura su questi muri, suggeriscono quanto la vita sia fragile e fugace. In genere i muri sono costruiti per oscurare e bloccare il paesaggio, qui diventano un motivo per riflettere sui cambiamenti sottili e sulla transitorietà dell'esistenza umana.

I dettagli che si trovano in ogni immagine - tubi arrugginiti, grondaie, crepe, e graffiti - sono le testimonianze della presenza umana, che qui viene evidenziata come assenza. Il tutto è intriso di essenza meditativa, una preoccupazione costante all'interno di tutto il lavoro di Kiarostami. Attraverso la delicata interazione tra i primi piani e lo sfondo, questo lavoro diventa il collegamento fra l'ambiente artificiale creato dall'uomo e la natura .

 

Guardare poi queste immagini e non riconoscerne la metafora (le pareti possono contenere e nascondere, sono in grado di conservare i segreti e misfatti) sarebbe superficiale. E mentre la silenziosa presenza della natura può essere presa per quello che sembra, può anche essere letta come la sempre presente realtà della dominazione del potere dello Stato, e come essa poco a poco diventa naturale, inevitabilmente come il movimento di una foglia al sole o il lento ispessimento della muffa. Dopo tutto Kiarostami è nato, vive e lavora in Iran repubblica Islamica governata in forma autocratica.

Bisogna comunque percorrere con delicatezza e cautela le nostre metaforiche divagazioni, perché benché l'artista abbia avuto in passato difficoltà nel suo paese, queste immagini non sono come racconta Kiarostami, una dichiarazione politica.

Quando ho fotografato questi muri non stavo pensando alle prigioni, alle persone circondate da mura. Ho visto i muri come paesaggi. Ma se qualcuno ne vuole leggere un messaggio politico lo può fare, perché penso che forse ha bisogno di sentirlo o di pensarci Io cosa posso fare? Niente. Inoltre, io non voglio essere bugiardo. Per me, le pareti sono belle e provengono da tante situazioni diverse. Tutto quello che posso fare è condividere con la gente la bellezza, perché sono molto stanco della mia situazione in Iran, alle preoccupazioni per la sua politica e per il suo futuro. Per me, fare fotografie è libertà personale. Mi rende felice, si tratta di un attimo di respiro e voglio condividere questa pausa con altre persone.”